Skyfarming, l’evoluzione dell’orto sul terrazzo

Il profilo urbano delle grandi metropoli potrebbe essere presto trasformato dallo skyfarming, ovvero dall’introduzione di torri agricole per la produzione di cibo a basso costo e di basso impatto ambientale.

Edifici nei quali i suini verrebbero allevati al quinto piano, i polli al sesto e gli ovini al settimo (tanto per fare un esempio) mentre ai piani più alti si coltiverebbero legumi, vigne, ortaggi e tutte le varietà vegetali che hanno bisogno di tanta acqua per crescere.

Non è solo un tentativo di fornire le città di un modo per garantirsi l’approvvigionamento di cibi coltivati localmente e con metodi organici, ma anche una risposta ai problemi ambientali più pressanti del momento.

Quanto ai rifiuti, questi verrebbero ridotti al minimo attraverso un rigorosissimo programa di riciclaggio che finirebbe col recuperare anche il vapore acqueo emesso da piante e animali. Il tutto in un ambiente superclimatizzato.

Grandi architetti si sono dimostrati interessati a quest’idea: Pierre Satroux, l’americano Chris Jacobs, l’australiano Oliver Foster, il canadese Gordon Graff e il polacco Daniel Libeskind. I loro progetti sono degli ibridi architettonici con riferimenti stilistici che spaziano dai giardini pendenti di Babilonia alla Biosfera del deserto dell’Arizona con un tocco di SimCity e Second Life.

[Via Repubblica.it]



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